Finalisti e Vincitori
Scopri i corti subacquei che hanno conquistato la finale di Y-40 Film Festival 2025
Un uomo anziano, i ricordi di un amore giovanile e un aquilone, nel vento, che vola tra le macerie e diventa metafora: desiderio di elevazione, ma anche del diritto di esistere, di volare liberi, nonostante i confini, la violenza, il piombo che cade. Questo è il tema di “THE KITE”, il cortometraggio sulla pace in Palestina di Andrea Boretti, premiato come MIGLIOR CORTO SUBACQUEO della 3^ edizione di Y-40 Film Festival
La Giuria: “Un podio difficile da scegliere, tra storie personali delicate, temi naturalistici che ci toccano e temi sociali come quello del vincitore. Abbiamo guardato alla tecnica di ripresa, alla sceneggiatura, alla fotografia, ma poi c’è la storia, il vero motivo per cui si racconta qualcosa”.
2° posto al messicano GUILLERMO ACEVEDO e gli ex pescatori di squali di “A WINDOW FOR HOPE”; 3° all’ungherese CARLOS LUNA e la storia di vita della campionessa e istruttrice di apnea Anna Horvath al centro di “BLUE SPIRIT”.
Menzione speciale all’idea di ELENA DEL MAR con la denuncia al sempre crescente e dilagante inquinamento acustico di “THE ROBOTTINA”; PAYTON WOODS, e la foca protagonista del suo video, vincono la social selection con “A GOLDEN HARBOR SEAL HUG”.
1° classificato - Andrea Boretti - ITALIA
THE KITE
In un pomeriggio d’estate, un uomo anziano nuota in un fiume. Ogni bracciata lo immerge nei ricordi frammentati di una vita attraversata dalla guerra. Un aquilone vola tra le macerie e gli riporta la memoria più luminosa: l’amore giovanile per una ragazza.
Il cortometraggio si ispira alla poesia di Refaat Alareer, “If I Must Die”, un canto contro la mortificazione, una dichiarazione che anche nel sacrificio resiste la speranza.
L’aquilone, nel vento e nel cielo sopra Gaza, diventa metafora: non solo del desiderio di elevazione, ma del diritto di esistere, di volare liberi, nonostante i confini, la violenza, il piombo che cade.
MOTIVAZIONI
Il film è in grado di creare un’astrazione potente e coerente per affrontare una tematica estremamente attuale, scegliendo di non raccontarla in modo didascalico, ma affidandosi a un linguaggio simbolico e poetico che amplifica il coinvolgimento emotivo. Attraverso immagini evocative, gesti essenziali e un uso attento del ritmo narrativo, riesce a trasformare il reale in una dimensione sospesa e universale, capace di parlare a chi guarda in modo intimo e profondo. Questa scelta estetica si traduce in una suggestione visiva e concettuale di grande forza, che continua a risuonare anche dopo la visione, lasciando spazio alla riflessione personale e a un’interpretazione aperta e stratificata.
2° classificato - Guillermo Acevedo - MESSICO
A WINDOW FOR HOPE
Un tempo cacciatori degli abissi, oggi guardiani dell’oceano.
La storia di ex pescatori di squali che hanno trasformato la loro vita e la loro eredità.
Sullo sfondo maestoso del mare, il film si immerge nella bellezza selvaggia della vita marina e nel profondo viaggio di uomini che un tempo sfruttavano l’oceano e ora lottano per proteggerlo.
Questa è la loro storia. Questa è la seconda possibilità dell’oceano.
MOTIVAZIONI
Documentario costruito attorno a una storia autentica e potentissima: quella di un gruppo di pescatori di squali che compie una trasformazione radicale, passando dallo sfruttamento alla tutela del mare, diventando simbolo di resistenza culturale e rinascita etica. La regia sceglie una messa in scena essenziale, senza virtuosismi superflui, lasciando che siano la realtà, i volti e le parole dei protagonisti a farsi narrazione. L’uso delle interviste, accuratamente intrecciate al ritmo del paesaggio marino e alla vita quotidiana di queste comunità, restituisce una profondità rara e un coinvolgimento sincero, accompagnando lo spettatore in un viaggio emotivo e umano.
3° classificato - Carlos Luna - UNGHERIA
BLUE SPIRIT
Blue Spirit è un cortometraggio poetico e personale che segue il viaggio di una giovane, Anna, la cui vita è stata trasformata dall’apnea. Attraverso queste immagini subacquee e una narrazione intima, il film esplora come un’esperienza di quasi annegamento, dopo la paura, l’abbia ricollegata all’oceano trasformando il suo timore in coraggio.
Man mano che scende più a lungo, si immerge anche più a fondo in se stessa. Il silenzio sott’acqua diventa il suo rifugio, l’oceano il suo maestro. L’apnea si fa percorso verso la scoperta di sé, la resilienza, l’amore e la libertà. È una storia di riconnessione con ciò che conta nella vita.
MOTIVAZIONI
Un racconto di vita espresso con le migliori scene che si potessero raccogliere. La tecnica delle immagini girate era professionale e mai banale ed il ventaglio inesauribile di frame colti da tutto il mondo in più situazioni, ha ben accompagnato la storia, una storia vera ed intima, dall’inizio alla fine.
Menzione Speciale - Elena Del Mar - SPAGNA
THE ROBOTTINA
Una piccola robot sogna la
pace del silenzio, ma si sveglia nel mezzo del rumore della città. Dopo una corsa frenetica, raggiunge finalmente le profondità del mare, dove la pace del silenzio inizia a suonare una nuova melodia nel suo cuore, una nuova forma di libertà.
Attraverso la danza subacquea – una nuova forma di espressione atletica, artistica e spirituale – la Robottina si abbandona al silenzio dell’oceano, riuscendo finalmente a percepire veramente se stessa e la magia di tutte le cose.
Ma la pace non dura a lungo: una nuova minaccia emerge presto in questo mondo appena scoperto.
MOTIVAZIONI
Una menzione speciale a un film che, con uno sguardo obliquo e radicale, nasce da un approccio produttivo street e underground e riesce a fondere in modo sorprendente la dimensione della performance sulla terra con quella nell’acqua.
Un’opera che sperimenta linguaggi, rompe i confini tra gesto e ambiente e restituisce una forma narrativa libera, fisica e viscerale.
“Ho comprato la mia nuova muta, l’ho indossata e ho iniziato a muovermi e a ballare hip hop… e sembravo un robot! A questo si aggiunge che uno dei problemi che ho, dato che sono ipersensibile, è quello dei rumori. Per questo volevo creare un video che parlasse dell’inquinamento acustico, che non è solo un problema nostro, ma anche un problema del mare, e così mi è venuto in mente Robottina e cercavo di renderla divertente, buffa, per dare alle persone l’opportunità di immedesimarsi nel personaggio e poi mostrare cos’era questa libertà che provavo sott’acqua, questo silenzio, che in realtà non è proprio un silenzio, è più una melodia che si muove un po’ con te.
Non so mai cosa farò in acqua, ma c’è qualcosa che in qualche modo si connette con me e mi fa muovere, ed è quel tipo di libertà, la connessione con tutto, ciò che vorrei anche esprimere e far conoscere alle persone. Quindi penso che da un lato abbia un po’ infranto le regole della danza subacquea come la conosciamo e dall’altro anche un po’ l’idea di cinema, perché normalmente con la musica anche le scene dovrebbero muoversi, mentre per me la musica si muove con i miei movimenti.
Sono davvero molto molto grata alla giuria che, nonostante ci troviamo nel tempio dell’apnea, in un’istituzione, nell’Università dell’Apnea, che abbiano apprezzato un cortometraggio che era complicato da valutare”.
Elena Del Mar
Lucas Lengagne - FRANCIA - Documentary/Educational
THE LITTLE THINGS
Un cortometraggio, il terzo dell’autore, autoprodotto, realizzato con un budget pari a zero, proprio come: The Little Things.
Un cortometraggio sui momenti tranquilli che rimangono con noi.
Creato, girato, scritto e montato da solo; con cura e con tempo.
Simone Piccoli - EGITTO - Documentary/Educational
FRAGILE
In un mondo in cui la fragilità diventa un confine da oltrepassare, Luca si ritrova costretto a confrontarsi con le proprie debolezze e paure. Sentendosi inadeguato e in ritardo rispetto agli altri, intraprende un viaggio interiore alla scoperta della sua forza nascosta. Attraverso incontri significativi e momenti di riflessione, impara che solo accettando la propria fragilità può comprendere veramente il proprio potenziale. “Fragile” è un viaggio emozionante alla ricerca di un equilibrio tra i due estremi, dove la debolezza diventa la chiave per sopravvivere e prosperare in un mondo sempre più ostile.
Bingqian Gao - UK - Art Video
unWRECKed
unWRECKed è una storia di cambiamento, resilienza e creazione di bellezza dalla distruzione.
Unendo immagini subacquee e narrazione personale, questo cortometraggio esplora il percorso di reinvenzione tracciando un parallelo tra la trasformazione dei relitti sottomarini e il superamento delle avversità della vita.
La storia affonda le sue radici in un percorso personale, da un’esperienza traumatica alla ricerca della pace nell’apnea e nella natura.
Attraverso la lente dell’acqua, del movimento e della vivace vita marina, invita a riflettere sul proprio legame con la natura, se stessi e la comunità, e a considerare le avversità come un’opportunità di reinvenzione e creazione.
Chiara Domenici - ITALIA - Art video
SPIRITO SOMMERSO
Un profondo viaggio interiore, che offre un messaggio di speranza in un mondo segnato da avversità. Esplora il tema della fede, della purezza e della rinascita attraverso l’elemento dell’acqua.
In un momento di smarrimento e sconsolamento della protagonista, la sua attenzione viene catturata da una misteriosa luce che appare all’orizzonte. Con timore e incertezza segue il richiamo luminoso dal mare.
Abbandonarsi al mare è un atto di fiducia, il suo spirito si trasfigura in una sirena bianca e perlata, simbolo di un’anima pura, senza peccato che avrà sott’acqua un incontro che riflette un legame profondo, tra donne unite dalla scelta di affidarsi alla fede.
Lionel Pawlowski - FRANCIA - Documentary/Educational
COSMOGONY
Lontano dalla barriera corallina, il mondo pelagico è pieno di strane creature con improbabili associazioni per sopravvivere che si possono vedere solo lasciandosi trasportare dalla corrente durante la notte.
Intje Hajri - INDONESIA - Documentary/Educational
SAVE CORAL REEFS
Avete mai immaginato un mondo senza pesci nell’oceano? Senza la bellezza colorata delle barriere coralline? Questa è la vera minaccia che stiamo affrontando.
L’aumento della temperatura degli oceani, causato dalle nostre azioni, sta lentamente uccidendo il cuore degli ecosistemi marini. Le barriere coralline sono la linfa vitale di un quarto degli abitanti dell’oceano e sostengono il sostentamento di molte comunità costiere.
Cosa possiamo fare per prevenire questo disastro? In che modo le nostre piccole azioni di oggi possono determinare un futuro più luminoso per l’oceano? Immergiamoci più a fondo e troviamo le risposte.
Categoria Social
Scopri i corti subacquei verticali girati in modalità Social che hanno conquistato la finale di Y-40 Film Festival 2025
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MOTIVAZIONI
Immagini di grande impatto soprattutto emotivo. Tra i video social proposti è uno di quelli che ha conquistato il maggior numero di interazioni su Instagram, registrando le views, le preferenze e il tempo passato a guardarlo da parte degli spettatori. Anche la giuria è rimasta maggiormente impressionata dalla scena che si sviluppa di fronte alla camera, tanto da tenerlo a mente più di tutti durante lo scrollo dei video che si sono susseguiti.
Tra gli squali delle Maldive, la lenta risalita in apnea è una danza di paura, grazia e trascendenza.
Questo viaggio sott’acqua non riguarda la paura, ma l’abbandono. Mentre l’apneista risale attraverso i silenziosi guardiani dell’oceano, i suoi movimenti lenti creano una visione ipnotica in cui coesistono pericolo e serenità.
Trattengo il respiro. Imparo a stare, a sentire il corpo che esiste e resiste. In apnea raggiungo luoghi irraggiungibili, trovo la forza per non sentirmi impotente di fronte a quello che succede.
Un respiro per me. Un respiro per chi soffre. Un respiro di libertà.
Restiamo umani.
Il mare è una metafora dalla duplice natura: da un lato un abisso che travolge e opprime, l’ansia come una sensazione di soffocamento, un peso che stringe il petto e toglie il respiro, dall’altro una forza che accoglie e libera. Le immagini subacquee diventano il riflesso di questa esperienza interiore, mostrando come il mare possa essere al tempo stesso angoscia e salvezza, minaccia e rifugio, paura e rinascita.
Un mare pieno di vita.
Mentre continuavo a scattare fotografie, il paesaggio oceanico cambiava di anno in anno, ricordandomi il legame tra le persone e il mare.
Con un ritmo delicato, questo video svela la bellezza dei movimenti in acqua: gesti fluidi e naturali.
Backstage e momenti vissuti raccontano la relazione intima tra corpo e acqua, la delicatezza di un’esperienza che avvolge e trasforma.
Un racconto nato per condividere la leggerezza del ritrovarsi in questo elemento.
COMUNICATO STAMPA
“THE KITE”
IL CORTOMETRAGGIO SULLA PACE IN PALESTINA DI ANDREA BORETTI
premiato come MIGLIOR CORTO SUBACQUEO della 3^ edizione di Y-40 FILM FESTIVAL
Un uomo anziano nuota in un fiume. Ogni bracciata lo immerge nei ricordi frammentati di una vita attraversata dalla guerra. Un aquilone vola tra le macerie e gli riporta la memoria più luminosa: l’amore giovanile per una ragazza. L’aquilone, nel vento diventa metafora: non solo del desiderio di elevazione, ma del diritto di esistere, di volare liberi, nonostante i confini, la violenza, il piombo che cade.
È il racconto delle immagini di “THE KITE”, il video di 7 minuti, girati per il 30% sott’acqua come da regolamento, che si è aggiudicato la vittoria alla terza edizione dell’Y-40 FILM FESTIVAL, primo contest internazionale di cortometraggi subacquei.
L’autore è ANDREA BORETTI, regista, sceneggiatore e produttore di Samarate, Varese, in collaborazione con Elisa Chinello ed il team Eleven Studio, da lui fondato.
Da poco appassionatosi alle riprese subacquee, Boretti ha spiegato: “Abbiamo acquistato lo scafandro e volevamo utilizzarlo in maniera che avesse un significato profondo. Al contempo stavo leggendo un romanzo che raccontava della storia del popolo palestinese. Quasi contemporaneamente mi sono imbattuto nella poesia di Refaat Alareer, If I Must Die, e tutte queste cose insieme mi hanno ispirato a scrivere questa storia di un dolore molto forte che attraversa le generazioni. Ma nonostante tutto la speranza resta anche in una situazione così drammatica”.
L’anima subacquea del documentario è stata girata da Elisa Chinello: “Le riprese sono state fatte a settembre sul fiume Ticino, vicino a Somma Lombardo (Varese) in un’acqua fredda, con corrente, non limpida, un po’ torbida, con tanta sospensione e, infatti, più vera e realistica. L’estetica era giusta per questo messaggio”.
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Andrea Boretti, è regista, sceneggiatore e produttore, fondatore di Eleven Studio è stato tra i soci di Insolito Cinema. Laureato in Storia e Critica del Cinema, ha esordito con corti edocumentari premiati in festival nazionali e internazionali, tra cui Con le Ruote per Terra (Miglior Film Sportivo dell’Anno – Italian Sports Award 2010). Da oltre quindici anni lavora tra
cinema, branded content e produzione di contenuti adv, con uno sguardo che intreccia ricerca narrativa, innovazione visiva e impegno sociale.
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Ad Andrea Boretti, Elisa Chinello e il team di Eleven Studio è andata la medaglia di vetro di Murano creata dal maestro vetraio Stefano Dalla Valentina e una giornata di lavorazione nel set subacqueo di Y-40 Studios del valore di 10 mila euro, con allestimento fornito da Cinema Rental Venezia, e i premi di Saramonic e Small Rig partner del festival.
Secondo posto per Guillermo Acevedo con il cortometraggio “A window for hope”, una storia raccontata dall’artista in collegamento dal Messico e premiata da Y-40 The Deep Joy, Peak Design e Small Rig, a proposito di alcuni ex pescatori di squali, un tempo cacciatori degli abissi, oggi guardiani dell’oceano, che hanno così trasformato la loro vita e la loro eredità.
Terzo piazzamento per Carlos Luna che, con “Blue spirit”, ha raccontato per immagini la storia di vita di Anna Horvath, campionessa e istruttrice di apnea ungherese che, dopo un’esperienza di quasi annegamento con il surf, si è così ricollegata all’oceano trasformando il suo timore in coraggio. Una storia intima di riconnessione con ciò che conta nella vita premiata da Fowa e Think Tank.
Menzione speciale per “The Robottina” di Elena Del Mar, artista di origini italiane trapiantata a Gran Canaria, la cui supereroina, tra incalzanti scene e un sound deciso, ha denunciato il sempre crescente inquinamento acustico nelle nostre città, paesi e persino nel mare.
Il californiano Payton Woods è stato premiato con una GoPro 13 Black per aver conquistato la Social selection con “A Golden Harbor Seal Hug”, girato in apnea a Laguna Beach quasi fosse il dialogo con una foca sbucata dal nulla e rimasta a giocare con lui per 45 minuti tra le alghe dorate.
«Abbiamo discusso a lungo per concordare il risultato – riconoscono i giurati – Ad esempio il documentario messicano che ha conquistato il secondo posto era sulla pesca convertita all’accompagnare le persone in acqua a vedere gli animali. Aveva un filo di storia vera nel passaggio dalla distruzione e la morte di 14.000 squali l’anno all’apprezzamento della vita sottomarina. Le immagini erano forse più semplici, ma il racconto, fatto di più voci, è stato così interessante da superare quelli di fiction” hanno sottolineato il documentarista subacqueo Fabio Ferioli, il fondatore di Piattaforma Lago, Carlo Migotto, e la responsabile reparto macchina da presa di Cinema Rental Venezia, Vanessa Da Lozzo, qui nelle vesti di giudici.
Sul primo posto si è espresso Giovanni Boaretto, executive manager di Y-40 Studios: “Non è stato semplice decidere il podio: c’erano storie personali molto delicate raccontate sott’acqua, temi naturalistici che ci toccano e temi sociali come quello del vincitore sul conflitto israelo-palestinese. Abbiamo guardato alla tecnica di ripresa, alla sceneggiatura, alla fotografia, ma poi c’è la storia, il vero motivo per cui si racconta qualcosa”.
Felice dell’esito, il direttore creativo di questa terza edizione di Y-40 Film Festival, Matt Evans: “In questo 2025 sono arrivati partecipanti dal Giappone, dagli Stati Uniti, Indonesia, Maldive, Messico e tanti paesi europei. Per noi è una soddisfazione che il festival stia crescendo in questo senso, espandendosi, con persone da tutto il mondo a seguire la nostra diretta su YouTube e commentare e votare i video preferiti. Ma anche il livello si sta alzando sempre di più, tanto da fare fatica a selezionare i 10 finalisti e ancor più a decretare i vincitori».
Durante la serata è stato anche proiettato “Riemergere – Antitratta” il corto di Francesco Bonaldo, vincitore della seconda edizione, che grazie al primo premio vinto sta ora preparando la sua produzione negli Y-40 Studios con il team di Record Studio.
Infine, è stato proiettato il lavoro subacqueo di Conor Horgan. Il regista irlandese con un video saluto ha introdotto il suo corto pubblicato nel 2010 e girato in una piscina di Dublino.
“Deep End Dance” racconta la danza del coreografo David Bolger che, completamente vestito, viene spinto in piscina dalla madre 76enne, Madge. Si sistema e inizia a ballare sott’acqua, sempre consapevole che lei lo sta guardando. Dopo un po’ lei lo raggiungerà per interpretare insieme la storia della loro relazione attraverso la danza subacquea. Un video commuovente che ha meritato gli applausi della sala gremita.